POTEVO ESSERE IO

Un cortile brulicante di storie. Bambini che crescono sperimentando i sentimenti, esplorando il proprio corpo e immaginandosi la vita domani. Donne che tagliano le scarpe da tennis delle figlie per farci stare dentro il piede che si allunga. Padri spariti nel nulla. Conti da pagare e sogni di ricchezza. E lo sforzo di evitare umiliazioni. Ma qual è la molla che può salvare una vita in bilico e cos’è che la fa precipitare? Chi si salva, davvero si salva? O è destinato per sempre a portare con sé quelle facce, quelle urla, quelle strade? In posti così ci si nasce. E chi ne esce lo fa per un soffio. Per uno scarto minimo. Per un incontro magari. O uno sguardo. (Antonella Fabbrini, editore)
Da Satisfiction / di Giulia Belloni
l’infanzia è un tempo che ha del magico, anche e soprattutto perché non capisci che ciò che ti accade sta scolpendo a colpi d’accetta le forme di quello che sarà il tuo destino. lo dice bene il romanzo breve di un piccolo editore, potevo essere io della cadmo: l’autrice è renata ciaravino, una giovane penna rubata al teatro alle prese con la sua prima prova narrativa. la prosa è sorvegliata e paratattica, intervallata da punti che la scandiscono come colpi di tamburo: spesso si apre a dialoghi brevi, felici, e direi anche essenziali alla struttura dell’architettura del testo. non manca, come invece a moltissimi scrittori italiani, l’ironia, che permea di se stessa quasi tutta la narrazione. buono l’attacco che apre innescando un flashback lungo quanto il romanzo, che arriva alla fine poi congiungendosi all’inizio, tracciando così un cerchio perfetto. anche direi riuscita la gestione del tempo e della velocità della narrazione: una carrellata d’immagini veloci a fotogramma, talvolta memorabili. il protagonista di questo romanzo cammina sul cornicione della sua vita con le braccia aperte, cercando equilibri improbabili che non sa se troverà. eccolo, ce lo descrive in venticinque parole l’autrice: giancarlo santelli viveva alle case rosse di riguarda. sua madre si prostituiva in casa. suo fratello era morto in spagna facendo contromano la tangenziale. da comprare e da leggere. tempo: centodieci minuti.
Da Liberazione / di Katia Ippaso
[…] Potevo essere io il primo impressionante romanzo della trentaquattrenne Ciaravino (appena uscito per Cadmo) dove si vedono madri tagliare le scarpe da tennis delle bambine per farci stare dentro il piede che si allunga, dove il confine tra salvezza e perdizione è affidato a un niente, uno sguardo, una parola, il tempo dedicato per sbaglio da uno che passa altrettanto per caso su quella stessa strada coi lampioni rotti.
Da dispenser.rai.it / Federico Bernocchi
Ci sono dei libri che ci fanno tornare indietro nel tempo. Quando eravamo bambini, quando il mondo era tutto rinchiuso in un parco giochi, un giardino o un cortile. Potevo Essere Io di Renata Ciaravino fa parte della categoria. Il suo romanzo d'esordio racconta proprio di questo: di un piccolo cortile all'interno del quale si sviluppano tantissime storie. Piccole storie normali, già viste, già sentite o addirittura in qualche caso già vissute. Tutti i personaggi che troviamo in queste pagine fanno parte di un mondo autosufficiente, con delle sue regole, magari caotiche ma ben precise. L'autrice è una delle figure più influenti del Teatro italiano dell'ultimo periodo, fondatrice della Dionisi Compagnia Teatrale, che ha già collaborato sia con la radio che con la televisione. E riesce a immettere in questo romanzo tutta la sua forza e la sua fantasia. Parlando anche di un tragico senso di predestinazione, ma sempre con la speranza che un giorno, quando saremo più grandi, dopo aver fatto certe scelte magari difficili, potremo sbirciare in un altro cortile, guardare qualcuno che ci ricorda una persona conosciuta tanti anni fa e dire "Potevo essere io". Ne leggiamo un brano: Renata Ciaravino con il suo primo libro dal titolo Potevo Essere Io.
Da Letteratitudine / Massimo Maugeri
Con una scrittura fresca, immediata, graffiante, Renata Ciaravino ci racconta una storia di incroci e aneddoti. Storie di adolescenti, storie di amori, storie di sogni e di fallimenti. Storie dipinte con umorismo incisivo, talvolta tragico, e caratterizzate da dialoghi ritmici e veloci. Una storia di storie che ha per palcoscenico cortili polverosi: “Agli inizi degli anni Ottanta eravamo parecchi nei nostri cortili pieni di polvere di Niguarda a essere alti un metro e dieci, e ci squadernavamo la testa a imparare la vita. Tra i parecchi c’eravamo io e Giancarlo Santelli. Io femmina, lui maschio. Per statuto avevamo pochi contatti tra di noi. Io sapevo che esisteva. Non so viceversa.” L’esplosione di sessualità confuse raccontata in maniera ironica, la miseria che passa per le scarpe da tennis che una madre taglia per farci entrare il piede della figlia che cresce, destini che si sfiorano, vite che prendono alcuni percorsi anziché altri. E di fronte a un percorso più disgraziato di un altro, e a una fine che forse si sarebbe potuta evitare, a volte qualcuno si ferma e pensa: ecco, potevo essere io. Perché la vita, a volte, è uno squalo su uno sfondo azzurro.
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