kronoteatro

pater familias - dentro le mura
sabato 2 luglio - ore 19:00

Spettacolo Vincitore del Bando "Festival Mixité"


Motivazione del Comitato Popolare: "E' uno spettacolo significativo, che narra con asprezza e realismo l'esperienza del "branco". La struttura drammaturgica e l'incisiva regia conducono gli attori in questa storia di molteplici solitudini, di relazioni urlate, ma sommesse, impotenti. Lo spettatore si confronta con una messa in scena ruvida, "in bianco e nero", grazie all'efficacia dei protagonisti, delle luci, dei movimenti scenici".



di Fiammetta Carena
in scena: Tommaso Bianco, Alberto Costa, Vittorio Gerosa, Alex Nesti, Nicolò Puppo, Maurizio Sguotti
scene e costumi Francesca Marsella
musiche e luci Enzo Monteverde
movimenti Davide Frangioni
regia Maurizio Sguotti
produzione Kronoteatro

Il rapporto tra generazioni, la ferocia e il richiamo all'omologazione che viene esercitato dal gruppo, il male e la crudeltà come illusione di soluzione, di contenimento, di estrema semplificazione. Uno spettacolo che rispecchia un universo interamente maschile di scontro e violenza. Un padre sofferente, un figlio aggressivo, un branco spietato. Il difficile rapporto familiare, in assenza di madre, si consuma fra silenzi, incapacità di comunicare, esplosioni di rabbia, scontri generazionali. Con l'aggravante della presenza di un gruppo di coetanei, assimilabile a un branco, che complica la già difficile convivenza fra padre e figlio. Quello di Pater Familias spettacolo dall'andatura incalzante e vorticosa scandita dai battiti violenti di una cupa musica elettronica, è un mondo in cui un gruppo di giovani esprime il proprio vuoto solo con un crescendo di ferocia e ciò che anima i corpi è proprio quel palpito brutale ed ossessivo. E' la fisicità dei protagonisti il principale strumento di comunicazione e soltanto il ritmo febbrile che scorre nelle loro vene è la linfa vitale capace di soddisfare il loro represso istinto di autoaffermazione. Padre e figlio, nell'assenza di una figura femminile compensatrice, consumano scontri sempre più violenti. Il branco, cui il figlio anela invano ad appartenere totalmente, consuma gesti e parole sempre più distruttive. Nel non luogo e nel non tempo del labirinto, si esercitano e si consumano magicamente pulsioni e fantasie non esprimibili altrove. Tra frequenti riferimenti al mito, un crescendo di impotenza e delirio, di scontro e smania di appartenenza, irrompe l'atto conclusivo.