natacha atlas

Danzatrice, cantante, compositrice: Natacha Atlas non conosce frontiere. Nè artistiche, nè geografiche. E il suo pop suggestivo, speziato d'Oriente, riesce nell'impresa di unire le discoteche europee e le tradizioni arabe. Riuscire di questi tempi a coniugare tradizioni islamiche e attitudini occidentali è già operazione non da poco. Farlo ottenendo anche risultati artistici pregevoli rasenta l'impresa. Natacha Atlas vi riesce con disinvoltura da anni, sin dai tempi in cui era la chanteuse dei Transglobal Underground, una delle realtà più significative del crossover ethno-dance degli anni 90. Ma è soprattutto da solista che la cantante, compositrice e ballerina belga-egiziana ha colpito nel segno, con una babele sonora capace di catturare tanto l'etnologo musicale quanto l'habituè delle discoteche. Un ibrido temerario, riscaldato da una sinuosa vocalità che le è valsa anche collaborazioni di prestigio (da Jocelyn Pook a Franco Battiato) e il premio come Miglior cantante al Victoire de la Musique Awards, l'equivalente francese dei Grammy. E la particolarità della sua "missione" non è sfuggita nemmeno alla presidente irlandese Mary Robinson che nel 2001 l'ha nominata ambasciatrice alla Conferenza Onu contro il razzismo. Danzatrice, cantante, compositrice: Natacha Atlas non conosce frontiere. Nè artistiche, nè geografiche. E' stata lei stessa, d'altronde, durante un tour in Israele, a definirsi "una Striscia di Gaza umana", per spiegare la complessa varietà di popoli e culture che l'ha influenzata.

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